.Ludovico Bomben, Venezia

Una figura continua a cercarmi

Ludovico Bomben

28 febbraio – 24 aprile, Galleria Michela Rizzo, Palazzo Palumbo Fossati

 

Il legame può essere materia?

È l’ultima con cui ho lasciato la mostra personale di Ludovico Bomben. Sono proprio le domande a generare il percorso espositivo, tuttavia non è la pretesa della risposta a prevalere, al contrario, la sosta nell’indeterminazione e nell’incertezza. L’incompiuto può essere una parola guida che intreccia questioni quali l’autorialità, la fruizione presente e futura e la serialità.

Il primo incontro avviene con l’installazione che nomina la mostra: Una figura continua a cercarmi, apposta circolarmente sulle tre pareti della stanza con un lettering in foglia d’oro.  Nell’immediato richiede al visitatore e alla visitatrice il meccanismo logico espanso della fruizione attiva: l’impossibilità di leggere la frase nella sua interezza necessita il movimento dello sguardo, che attraverso la luce naturale scelta per questo inizio, si riflette nell’oro delle lettere. Da subito non è chiaro chi sia quella figura e chi stia cercando; il fantasma della presenza o dell’assenza che la figura annuncia, dilata le interferenze tra i soggetti e gli oggetti a cui si direziona e riferisce.

Seme.-ph.-Francesco-Piva

La mostra continua con la serie dell’opera Sèma, che richiama etimologicamente all’idea di tomba, contenente dei semi vivi mescolati con la terra; la stessa serie presenta delle stampe grafiche con ottone, e ora Sèma risuona con l’unità linguistica minima, l’alfabeto di un linguaggio non codificato e non codificabile. Le serie proseguono con Lacrime #1 e #2 – ampolle di vetro contenenti una sola lacrima – e con Fendenti – aste appuntite che si trasformano nella Pioggia d’oro, richiamando criticamente la questione del consenso nel mito di Danae. Conclude la mostra Seme, nella sala un solo seme microscopico in oro 24 carati, illuminato da una luce proiettata, l’installazione è corredata da una lente, l’unica volta in cui l’artista dona al pubblico uno strumento di visione, e il contenitore degli altri 99 semi d’oro che completano la serie.

L’intero percorso predilige il secondo-punto-di-vista, non il primo intuitivo, ma il secondo generato dall’incontro. L’artista presenta proto-figure che si trasformano e diventano figure solo nella visione con l’altro da sé; ed è esattamente per questo che le superficialità volumetriche degli oggetti sono la proiezione dello sguardo fuori. Il segno più vero è la molteplicità di significati che investono di volta in volta la relazione empatica della riconciliazione e manifestazione diversificata con l’esterno.

Alice Scarpa – KYOSS Arte