.Mani-fattura Lucio Fontana
Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana
a cura di Sharon Hecker
Fino al 2 marzo 2026
Collezione Peggy Guggenheim

La Collezione Peggy Guggenheim presenta la prima mostra monografica mai realizzata in ambito museale dedicata alla sola produzione di opere in ceramica di Lucio Fontana (1899–1968). La volontà di accentuare l’essenzialità della sua produzione ceramista, meno nota rispetto alle tele tagliate degli anni Cinquanta e Sessanta, risuona con l’idea di esaltare il margine, una produzione nascosta eppure centrale, area incisiva del processo artistico. In mostra circa settanta opere provenienti da collezioni pubbliche e private posizionate secondo un ordine cronologico e tematico, si uniscono al cortometraggio inedito, Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano di Felipe Sanguinetti e a fotografie d’archivio. La vicenda personale e il percorso geografico dell’artista si collocano come principi della sua pratica e informatori del lavoro. A soli diciassette anni il giovane Fontana è volontario nell’esercito italiano, evento focale che permette di rilevare nella propria arte le condizioni per astrarre il trauma della guerra; tema preponderante sia in opere scultoree monumentali come il Torso Italico (1938), sia in oggetti della quotidianità, come la serie di piatti (1949-57) e di crocifissi (1948-47). Geograficamente il suo lavoro si posiziona tra due contesti. Inizia con la ceramica nell’Argentina degli anni Venti esemplificata in mostra dalla Ballerina di Charleston (1926), che crea un filo di comprensione con la sala dedicata ai ritratti delle donne parte della vita dell’artista, tramite una lente femminile. Fontana passa per l’Italia durante il Fascismo e realizza terrecotte intime, non smaltate, con leggeri tocchi di colore. Torna in Argentina durante la guerra e rientra nuovamente in Italia nel dopoguerra, approdando alla stagione degli esperimenti con gli smalti, che vede la messa in opera di ceramiche invetriate con colori vivaci, come il Coccodrillo (1936-37).
Il rinnovato interesse per la materia induce a riflessioni su questioni connesse al riconoscimento della sua legittimità, il critico Erich Baumbach definì la ceramica rispetto a Fontana come la sua “altra metà” e “seconda anima” (1938). Il materiale informa la creazione come mezzo di sperimentazione. Le molteplici declinazioni materiali di liscio, ruvido, dipinto, smaltato, tagliato e bucato divengono parole chiave e guida della varietà di forme, tecniche e oggetti presenti.
Il percorso espositivo si conclude con l’invito alla sua futura progettualità, le ceramiche delle ultime sale preannunciano il gesto del taglio come atto caratterizzante dell’artista, il disadorno trattiene nell’opera le fasi processuali della lavorazione della ceramica con il filo di ferro e a mani nude da cui traspaiono le tracce del proprio tocco. La materia e il gesto artistico si fondono e riemergono nelle opere le tracce della profonda azione fisica della creazione.
Alise Scarpa – KYOSS Arte