.Horst P, Venezia
Horst P. Horst. La Geometria della Grazia
Le stanze della fotografia, Isola di San Giorgio, Venezia
21 febbraio – 5 luglio 2026, a cura di Anne Marin in collaborazione con Denis Curti

La scelta di farsi riconoscere come Horst P. Horst è indizio e genesi del suo linguaggio fotografico. La simmetria del nome introduce alla sua poetica di proporzioni, linee e volumi, in cui l’essere umano è strumento di misura che genera e viene generato da un principio di spazializzazione.
La mostra, con più di 400 opere, comprende prime esposizioni, materiali d’archivio, riviste d’epoca, disegni, lettere e proiezioni, è la più ampia mai dedicata all’artista. Il percorso espositivo, che si articola in otto sezioni, propone una rilettura trasversale dell’opera del fotografo, oltre i confini della fotografia di moda per cui è stato consacrato. Nell’attraversare lo spazio espositivo riaffiorano le costanti della sua pratica, in modalità differenti benché riconoscibili: le architetture di luci, per cui la luce diviene principio organizzatore e le ombre il doppio del visibile, la logica interna della purezza delle forme, la loro perfezione ed equilibrio. Questi continui esercizi di armonia rivelano un’equazione visiva tra corpo, spazio e oggetto. Gli studi di architettura tra Amburgo e Parigi e gli incontri con le personalità di spicco che ne derivano, influenzano e celebrano la sua estetica.
La prima sezione è dedicata alla sua collaborazione con Vogue, magazine che diviene il laboratorio estetico in cui Horst trasforma le forme in volumi e i tessuti in architetture in movimento. Nel capitolo dedicato al Bauhaus riveste un posto centrale il disegno, concepito come laboratorio di forme. Nella terza parte dedicata al classico e neoclassico emerge la sua capacità di cristallizzare l’immagine che nella perfezione armonica connette il passato con il suo presente, esaltando un’idea di bellezza equilibrata e di temporalità sospesa. In Architettura e mathesis la centralità del corpo nella sua relazione con lo spazio dà vita ad un archivio di piccoli esercizi nella direzione della perfetta composizione che guidano alla quinta parte, Patterns from Nature, quando l’archivio diviene un vocabolario di segni e forme della natura che cooperano e si giustappongono nelle cicliche ripetizioni. Approda a libere e meditative sperimentazioni di nature morte e, con oggetti della quotidianità, intraprende uno studio sui fiori che è pervaso dalla presenza ritmica del colore. La conclusione del percorso si apre al linguaggio del ritratto prima, per passare poi ad una dedica alla città di Venezia, che Horst ha frequentato con uno spirito più documentativo durante La Biennale del 1947.
L’attenta osservazione rivela disegni di luci e ombre, che proiettano le storie passate nelle architetture e nei corpi.
Alice Scarpa – KYOSS Arte