.La Trasfigurazione

L’Arte lavora sull’insolubile negativo della vita. Di Salvatore Fazia

La trasfigurazione è un processo  che ha luogo nel testo ma porta fuori dal testo, e consiste nel risultato di dissolvimento euforico di ciò che nel testo era stato posto e imposto come insolubile, presentato come tale. Lavora sul simbolico, e lo scioglie, così libera l’Io di scena dall’ingombro. Il simbolico è un materiale diversamente insolubile, e solo l’arte lo trasforma: prima in forma di ostentata presentazione, poi nelle figure riformate dello stile, infine, e all’interno stesso di queste due operazioni, nello scatenamento trasfigurativo vero e proprio, esperibile in termini di astrazione emotiva, fantasmagorica e concettuale. L’arte lavora sull’insolubile negativo della vita – quando il vissuto si raccoglie nell’oggetto ostile che ne ostenta il pathos – e ne sblocca il limite simbolico: l’operazione d’arte accoglie il tema di scena, lo presenta nel suo significato ineluttabile, e ne fa il nodo di una questione esistenziale e storica. Ne intercetta filologicamente la rappresentabilità più l’istanza ostile del negativo: quello che comunemente viene detto ‘il contenuto’, in qualche modo avvertito e convocato nella scena dell’opera ora in aperta coscienza ora inconsciamente intravisto. Questo, che, già in fase di rappresentazione, figurativa o astratta, viene atteggiato in forme caricate di un qualche significato, assume subito effetti in parte raffigurativi in parte trasfigurativi, che la loro culminazione stilistica sviluppa nella versione personale dell’artista, e dove il movimento raffigurativo-trasfigurativo stesso si espone al suo vortice di dissipazione finale e caotica. L’arte, come tutti i processi non lineari, instabili e a regime di turbolenza, il cui focus d’insorgenza trova ispirazione in qualcosa di invisibile, è un processo internamente e esternamente catastrofico: originata dal caso, ne riporta tutta la imponderabilità, e in cui solo l’auto-somiglianza neoplastica costituisce una guida per il compito interpretativo. Una tecnica, l’arte, che, in quanto tale, prende il caso, la cosa della casualità irreversibile, e ne tenta prima l’auto-precipitazione simbolica, poi ne sviluppa e ne scatena tutta la dissipazione possibile. La trasfigurazione è questa fase del processo tra precipitazione emotiva e dissipazione visionaria, e dove un materiale di vita viene artisticamente fuso e diffuso: quasi una chimica delle forme e delle figure, dei contenuti e dei significati. Questi si addensavano nella sensibilità e nella fantasia della vita rischiando di bloccarne il movimento, lo sviluppo regolare, a un certo punto intasando il rapporto dell’io con il mondo tra noia e ossessione, paralisi e crisi. è sciogliendo questo materiale, diversamente insolubile, la sua ingombrante accumulazione, che l’arte riarticola la vitalità del soggetto e la riapre a nuove prospettive. Sbloccandone la soggettività contratta e la psicologia compressa, intanto che, le une dopo le altre, le figure del reale e le figure dell’irreale, prodotte dal trattamento artistico, a un certo punto evolvono e si trasfigurano in fantasmagorie felicemente dissipative.